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lunedì 19 agosto 2013

Sostenete le vostre colture!

Oggi parliamo di sostegno.
No, le vostre coltivazioni non sono depresse e voi non dovrete consolarle standogli di fianco e sussurrandogli frasi d'amore (peraltro alcuni lo fanno).

Si parla di sostegni fisici o tutori.

Come certo saprete, molte coltivazioni necessitano cure che vanno al di là di quelle standard. Nel corso dei secoli popolazioni sparse sul territorio hanno adottato vere e proprie costruzioni ingegneristiche atte a sostenere la propria produzione.

Il fatto di sostenere o no un ortaggio dipende dalla fisionomia dell'ortaggio stesso ma, spesso, anche dalle diverse culture evolute dagli orticoltori nei secoli.
Basti pensare ai pomodori. Molti adottano un sistema di tutori per sostenere la pianta, altri le fanno strisciare a terra.
Non solo. Anche il tipo di tutore cambia in base al luogo. C'è chi usa una grata, chi dei singoli paletti, chi opta per l'utilizzo di una struttura che circondi la pianta creata da 3/4 paletti incrociati (tipo tepee indiana).
Eppure la pianta è sempre la medesima.

Facciamo un primo distinguo al fine di catalogare i sistemi di sostegno.

Sostegno condiviso o sostegno individuale?
I sostegni condivisi sono quel tipo di strutture che ospitano più piante.
Le grate, i filari, le reti, le pergole, ecc...
Una struttura unica sostiene l'intera coltura.

I sostegni individuali sono rappresentati da un sistema di sostegno per ogni singola pianta.
I pali sono il tipico esempio. Vi sono anche sistemi di più pali intrecciati per ogni pianta che rientrano in questa categoria.

I sostegni condivisi hanno vari vantaggi. Anzitutto ci vuole meno materiale specifico. Ciò vuol dire che a parità di numero di piante abbiamo un costo d'opera minore. In secondo luogo è esteticamente meglio vedere un filare ordinato o una grata rispetto a molti pali distribuiti a caso.
C'è anche da osservare che la resistenza di un insieme di sostegni uniti è maggiore rispetto ai singoli pali. L'unione fa davvero la forza.
Di contro abbiamo la rigidità organizzativa maggiore. Un filare o un insieme di tutori legati tra loro sono inamovibili durante la stagione. Una volta deciso il luogo, la forma, il materiale quello rimane almeno sino a fine coltura se non per decenni (esempio classico i filari di una vigna).

(sostegno condiviso)



I sostegni individuali hanno un costo maggiore in rapporto a quelli condivisi. Basti solo pensare al tempo per infilare un bastone dietro ogni pianta.

In ogni caso sono ottimi per piante singole e si prestano ottimamente a modifiche. Si possono installare quando si ritiene più opportuno e si possono togliere, spostare o sostituire in qualsiasi momento.

 (sostegno individuale)

Il secondo distinguo è il materiale.

Sintetico, vegetale o metallico?
Ci sono pali e reti di ogni materiale. Dai tondini di ferro per armature, ai pali di bambù o nocciolo sino ai pali e le reti di materiale plastico.
Ciò che cambia è il costo, la durata, il peso e la sostenibilità ecologica.
I tondini di ferro si prestano per i filari. Sono indistruttibili, facilmente impiantabili nel suolo, resistenti alle sollecitazioni. Hanno tre problemi principali: il peso che è notevole, il costo che non è certo irrisorio e il fatto che, se dispersi nell'ambiente, creano evidenti problematiche.
E' inoltre necessario avere una sega circolare con disco da taglio per tagliare a lunghezza adeguata i pali.

I pali di bambù sono ottimi per essere intrecciati a comporre una grata di sostegno. Flessibili, leggeri, adattabili e si tagliano facilmente con un seghetto.
Il problema è il costo (se non si hanno a disposizione bambù a casa propria) e il facile deterioramento dovuto al fatto che si sta parlando di materiale vegetale. Ogni 2/3 anni (se va bene) bisogna rifare tutto.

I pali e le reti di plastica sono comode, economiche, facilmente reperibili, indistruttibili e riutilizzabili come il ferro ma molto più leggere. Certo avere plastica nel proprio orto dà da pensare sull'ecosostenibilità del sistema.
Per iniziare la propria coltivazione vanno bene ma, in seguito vi consigliamo di spingervi verso materiali più sostenibili ricordandovi di riciclare o riutilizzare la plastica senza disperderla in ambiente.

 (zucca che corre su rete di plastica)

(rete e pali approntati ancora prima che nascano i fagioli)

I pali recuperati da rami di nocciolo o altre specie (castagno, ontano, ecc...) sono di certo i meno costosi. Se sapete dove si trovano piante adatte potrete andar a recuperare i vostri pali a costo zero. Certo è più difficile impiegarli nell'orto perchè, in primis, il ramo va scortecciato e fatto asciugare al fine di renderlo più resistente al tempo (sia meteorologico che cronologico) in secondo luogo a causa della diversità tra rami. E' difficile, se non impossibile, trovare rami dello stesso diametro e della stessa forma. Per questo si prestano poco alla creazione di sostegni condivisi.

Come detto all'inizio non possiamo dire quale sia il metodo migliore proprio perchè ogni luogo ha le sue tradizioni. In ogni caso ricordiamo che è comunque meglio tenere lontano da terra i frutti (o la parte edibile) poichè il suolo è ricco in microrganismi dannosi non solo per la nostra salute ma anche per la salute della coltivazione. Agenti responsabili di diverse patologie (per esempio la marcescenza) potrebbero distruggere il nostro raccolto.

(sistema ibrido, pali singoli legati tra loro)

Per tali ragioni, anche se si è deciso di far strisciare la propria coltivazione è necessario individuare il frutto e sostenerlo ad una certa altezza dal suolo. Molti lo fanno con le zucche. Non forniscono alla pianta alcun sostegno ma si limitano a porre uno spessore sotto i frutticini in formazione.

(la pianta è strisciante ma il frutto è tenuto sollevato con una cassetta di legno)






mercoledì 14 agosto 2013

Girotondo delle verdure!

Chi non ha mai sentito parlare di rotazione colturale pluriennale?
Venne inventata nei primi decenni del 1600 a seguito di osservazioni ed esigenze produttive. Questa tecnica colturale fu talmente importante da divenire la base della "Prima Rivoluzione Agricola".

I contadini si erano accorti che piantare la stessa coltura nello stesso terreno per più anni consecutivi portava ad un decremento di produzione piuttosto veloce ed evidente.
In terreni già poveri, neppure incrementando la concimazione si potevano apprezzare i risultati sperati.

Molto probabilmente qualche contadino, stufo di faticare per nulla, decise di cambiare coltivazione. Caso vuole che la coltura scelta fosse proprio quella giusta. I risultati furono eccellenti.

Da quel momento tutti i contadini cominciarono a sperimentare e ruotare. Studiosi dell'epoca cercarono di fornire spiegazioni e sistemi standard per ottimizzare il ciclo di coltivazioni. Furono scritte diverse opere scientifiche a riguardo.

 (ambiente rurale medioevale, da notare la varietà di coltivazioni)

Questa tecnica fu ampiamente usata in tutto il mondo anche a seguito della "Seconda Rivoluzione Agricola". Quella riforma colturale dettata dalla comparsa di macchinari in ambito agricolo. Il periodo è contemporaneo alla più famosa "rivoluzione industriale". Si pensava che la meccanizzazione fosse la soluzione a tutti i problemi (in parte lo è... ma solo in parte!).
Anche se la rotazione rimase pratica importante, la crescente necessità di standardizzare la filiera produttiva cominciò a farla vacillare.

(il trattore è stato un grosso passo in avanti)

La pratica della rotazione fu cancellata dall' "Agricoltura Moderna" o "Rivoluzione Verde" o, come la chiamiamo noi, "Falsa Rivoluzione".
Negli anni '60 si scoprì che la rotazione era solo una perdita di tempo. L'importante era meccanizzare e standardizzare il prodotto. Poche coltivazioni, tutte uguali.
Si erano inventati i fitofarmaci. Usati come armi chimiche nelle guerre mondiali vennero impiegate nell'industria agricola in dosi massicce.
Fu la panacea. Costi bassissimi di produzione, standardizzazione, ottimi guadagni.
Il problema è che tutto durò qualche decennio (ricordiamo che la rotazione fece produrre molto per secoli!). La terra stessa si ribellò.
Poca diversità significa epidemie globali, aumento dei parassiti e distruzione di intere zone agricole. Avere un prodotto identico in tutto il mondo porta ad avere pochi grandi produttori che fanno il mercato e una miriade di piccoli produttori completamente tagliati fuori.
La cosa più grave è però un'altra: il crescente impoverimento del suolo.

Non a caso a seguito della Falsa Rivoluzione vi è stato un improvvisa crescita del tasso di desertificazione e di erosione del terreno fertile.


 (tipico esempio di monocoltura)

Più si fertilizza, si lavora il terreno e si utilizzano sementi produttive ma esigenti più si impoverisce il suolo. Più si impoverisce il suolo e più è necessario utilizzare fertilizzanti chimici, lavorare strati più profondi e utilizzare semi più produttivi per sperare di coprire i debiti.

Un circolo vizioso che ha portato decine di migliaia di contadini in tutto il mondo a chiudere la propria attività coperti di debiti e con un terreno divenuto improduttivo. Molti si sono suicidati. In India questo fenomeno è chiamato "La strage dei contadini".

L'agricoltore (che sia grosso latifondista o semplice persona che coltiva il proprio orto) ha l'obiettivo di mantenere il suolo produttivo.

Ecco perchè vi forniamo alcune strade per attuare, anche a casa, la rotazione colturale dei vostri ortaggi.

Prima di tutto. Regola fondamentale. Mai piantare le stesse verdure nello stesso luogo.
Si possono effettuare due tipologia di rotazioni principali.

La prima si basa sull'esigenza nutrizionale delle colture. Ogni ortaggio è maggior/minor esigente rispetto ad un altro.
Una volta trovate le esigente degli ortaggi si mettono in ordine dal più esigente al meno esigente.

(schema di divisione di orto)
 
Noi abbiamo ipotizzato due anni di riposo. Se avete poco spazio potete prendere in considerazione solo uno e, se riuscite a gestire bene gli ortaggi ed integrare la fertilità con altre tecniche (sovescio, concimazione naturale, ecc...) potete anche non saltare nessun anno. 


ORTAGGI MOLTO ESIGENTI (solitamente tutti gli ortaggi da frutto): carciofo, pomodoro, zucca e zucchina, cetriolo, melanzana, peperoni, fragole, ma anche patate, cavoli, cardi, ecc…)

ORTAGGI MEDIAMENTE ESIGENTI: barbabietola, asparago, aglio, cipolle, porro, finocchio.

ORTAGGI POCO ESIGENTI: carote, aromatiche, prezzemolo, spinacio, bietole, cicoria, lattughe, rucola.

L'altra tecnica è quella di verificare le affinità tra specie e famiglie differenti.
Ci sono alcune specie che producono bene se ne seguono alcune mentre si trovano svantaggiate se ne seguono altre.

La tabella qui sotto mostra proprio questo. Se nel nostro orto abbiamo piantato le carote, l'anno successivo sconsigliamo di piantare il sedano o il prezzemolo; meglio le liliacee (aglio e cipolla).

Coltura

favorevoli
sfavorevoli
asparagi
cereali, fragola
asparago, carota, patata,
bietola 
cipolla, fagiolino
spinacio
carciofi
bietola, frumento, patata, pomodoro,
carciofo
carote
aglio,cipolla,cucurbitacee,grano, patata, porro,
asparago,bietola, prezzemolo, sedano
cavolo cappuccio
lattuga, cipolla, cereali, pisello, carota
brassicacee
cipolle
cetriolo, leguminose, patata, pomodoro
cavolo, bietola
fagiolini
cavolo broccolo, cavolo cappuccio, cetriolo
bietola,cucurbitacee
indivia
ravanello
lattuga
porro, spinacio
lattuga, mais dolce
melanzane
chenopodiacee,cucurbitacee, solanacee
patate
cavolfiore,zucchino,melone,fagiolino,pisello,
senape, cereali
melanzana,patata,peperone, pomodoro
pomodori
bietola,cavolfiore,cereali,cipolla,crucifere, fagiolino, sovescio di graminacee, spinacio
asparago,melone, pomodoro, solanacee
radicchio
pisello, porro
lattuga
spinaci
cavolo cappuccio
spinacio
zucca
cucurbitacee,leguminose, solanacee
zucchina
cavolo,pisello,fagiolino,fava,porro,patata, lattuga, cereali
cucurbitacee,melone,cetriolo, pomodoro

Unendo le due tecniche si ottengono le massime potenzialità produttive.

Questa tecnica può portare numerosi vantaggi che si possono sintetizzare attraverso questa massima: produrre varietà con il minimo delle risorse.

Gli orti domestici sono solitamente di scarse dimensioni e per questo potrete anche pensare che tutto questo non sia adatto a voi. In realtà proprio per le sue esigue dimensioni, l'orto di casa è il primo spazio da destinare a questa tecnica colturale.

Vorremo che tutti voi ripensiate la modo di fare orticoltura. Nel momento di progettazione invernale ricordatevi di questi consigli, vedrete che ne rimarrete soddisfatti.

domenica 28 luglio 2013

Pensare avanti...

Anche se ci troviamo in piena stagione orticola e produttiva, questo è il periodo di pensare ad un nostro possibile sviluppo per l'anno prossimo.

Se quest'anno abbiamo comprato già le piantine pronte da trapiantare, perchè non provare a parture da seme il prossimo anno?
Pomodori, basilico, peperoni, ecc.. sono piante complesse da allevare da seme ma possono dare grandi soddisfazioni.

In questo post vi spiegheremo come elevare la nostra tecnica a uno step superiore.
Non so se vi è mai capitato di sentire termini come: letto caldo, sottovetro, piena terra, in tunnel.
Sono termini spesso legati alle tecniche di semina.
Principalmente si riferiscono a strutture costruite da noi per poter ricreare condizioni ottimali per la germinazione dei semi.

Il termine più semplice è "in piena terra". Significa che i semi possono essere messi direttamente in campo. Non ci sono marchingegni auto-costruiti da mettere in gioco.

Il "letto caldo" non è quello che ci aspetta in inverno in camera ma un sistema che permette di avere un pezzo di terra ad una temperatura più elevata rispetto all'ambiente esterno. E' indispensabile per poter partire da seme con piante che necessitano buone temperature di germinazione (pomodori, peperoni, melanzane, ecc...). Se volessimo seminare questi ortaggi in pieno campo dovremmo aspettare troppo tempo e quindi la pianta non avrebbe tempo di arrivare a maturazione.
Qua alleghiamo un video che spiega in modo semplice come costruirlo.


Per "sottovetro" si intende una semina avvenuta in serra. La serra è una struttura (anche di piccole dimensioni) simile a letto caldo ma, al contrario di questa tecnica, la coltivazione avviene staccata da terra.
In realtà, il più delle volte, il vetro è sostituito da plexiglas. Più facile da maneggiare e indistruttibile.
Costruire un piccola serra non è cosa complessa, anzi. Le serre casalinghe più facili sono composte da due elementi: una vasca in cui poggiare i nostri vasetti e un foglio di plexiglas sopra.
Le serre servono dove il letto caldo non riesce a sopperire alle fredde gelate invernali o in caso di ortaggi particolarmente difficili per via di temperature di germinazione alte (per esempio il basilico).
Esistono già in commercio piccole serre ma con un pò di inventiva è facile auto-costruirsela in casa.


Il "tunnel" è quella costruzione a forma di tunnel composta da strutture ad arco che sostengono un rivestimento fatto da cellophane. Il tunnel può servire per due scopi principali: mantenere una temperatura più elevata all'interno ma anche (se si sostituisce la plastica con una rete ombreggiante) a mantenere ombra nei giorni più assolati.


Come vedete sono costruzioni che, pur semplici che siano, prendono del tempo e per questo postiamo queste informazioni in questo periodo.
Una volta che voi avete a vostra disposizione questi mezzi potrete davvero dare un'accelerata alle vostre coltivazioni. 

domenica 21 luglio 2013

La naturalità del terreno

In questo post parliamo di ciò che non bisogna fare quando vogliamo iniziare a costruire e mantenere un orto.

Il punto focale che dobbiamo sempre tenere presente è: MAI ANDARE CONTRO NATURA!
Ve lo diciamo non perchè siamo i classici alternativi ma semplicemente perchè la natura delle cose è molto più forte di noi individui.

La prima cosa da fare è osservare un prato stabile. Cosa s'intende per "prato stabile"?
E' un prato che apparentemente è immutabile nel tempo. Un lembo di terra che ha raggiunto un equilibrio nella sua evoluzione.

(prato stabile montano, da notare la varietà di specie vegetali)

Noteremo come non vi sia terreno stabile che non abbia copertura. Per cui il nostro orto dovrà avere copertura (pacciamatura).
Inoltre si può vedere l'assortimento di specie vegetali. Anche nel nostro orto dovranno convivere differenti specie per un giusto equilibrio.

Il nostro obiettivo è utilizzare bene le nostre energie senza buttarle cercando di combattere contro l'evoluzione normale dell'orto. Sarebbe come cercar di remare contro una fortissima corrente.

Non dilunghiamoci troppo.

La prima cosa da fare è tagliare l'erba presente. Rastrellate l'erba tagliata e lasciatela seccare perchè servira per creare la pacciamatura.

(taglio e raccorta dell'erba da seccare)

Ora potete girare il terreno. Ebbene sì, dopo sta predica di seguire la natura dovete agire contro corrente ma solo per un breve periodo e solo all'inizio.

Il girare il suolo togliendo il cotico erboso, ci permette di osservare il sottosuolo con maggior dettaglio. Possiamo verificare la presenza di ostacoli che potrebbero danneggiare le future coltivazioni. Non solo sassi o radici ma anche variabilità di suolo, presenza e distribuzione di detriti.
Dobbiamo eliminare tutti gli ostacoli.
Dopodiché bisogna assolutamente lasciar riposare il terreno al fine di ristabilire l'equilibrio.

 (girare il terreno serve per verificare le condizioni del suolo)

Togliere il cotico erboso significa selezionare il tipo di copertura. La copertura che vogliamo è una copertura morta, che non cresce, che non ha alcun fabbisogno e che non dia quindi fastidio alle nostre future piantine.
L'erba secca tenuta dal taglio sarà la nostra pacciamatura.

Tenete anche il cotico erboso. Scrollate la terra in eccesso intrappolata tra le radici e mettete il cotico a bagno in acqua per velocizzare i fenomeni di degradazione. Alla fine avremo un liquido denso, marrone scuro con odore di sottobosco e terriccio umido che è un buonissimo ammendante da utilizzare come concime se non si ha a disposizione del letame.

E' bene preparare il terreno nel tardo autunno in modo che la terra abbia il tempo di riequilibrarsi in inverno aiutata dalle precipitazioni e dall'irraggiamento solare meno potente.

In primavera, un mese circa prima di cominciare il vostro primo anno di coltivazioni, distribuite sul terreno il vostro concime fatto d'erba e, nel caso non basti, del letame maturo (meglio di cavallo, se riuscite a trovarlo).
Girate il terreno senza andare in profondità come avete fatto in autunno ma solo lo stretto necessario per poter interrare il concime.
Assicuratevi di aver tirato in piano il terreno. Utilizzate un rastrello per l'operazione di livellamento.

Ora siete pronti per seminare o piantare ciò che vorrete.

Ogni volta che occupate parte del vostro orto dovrete coprire tutti gli spazi vuoti attraverso il fieno di vostra produzione. Spargete l'erba secca in modo disordinato e assicurandosi di incrociare gli steli creando un tappeto uniforme e spesso 2-3 cm.

 (distribuzione dell'erba secca tra le piantine)

Vedrete che se si rispetta l'equilibrio del suolo potrete coltivare ottimi ortaggi con un uso di energia fisica nettamente minore rispetto al tradizionale orto a suolo nudo.

sabato 13 luglio 2013

Concimazioni naturali

Sappiamo che concimare vuol dire apportare sostanze esterne al terreno in questione.
Queste sostanze possono essere un mix di molecole di derivazione chimica o naturale. Il concime naturale per eccellenza è il letame. In realtà, per il letame, si parla di ammendante cioè sostanza concimante che però non apporta solo molecole esterne ma che è anche in grado di modificare la struttura fisica del terreno.

In ogni caso oggi non parleremo di letame ma di un'altra concimazione naturale che, in realtà, è meno conosciuta anche se, per certi versi, di maggior interesse.

E' il SOVESCIO.

Che cos'è?!
Per sovescio si intende un concime vegetale che deriva da coltivazioni appositamente preparate per lo scopo nel medesimo terreno di coltura.

Per dirlo in maniera più elementare. Si coltiva un prato particolare sul terreno in cui si vuol coltivare. Prima di seminare la coltivazione, si sfalcia il prato e si interra l'erba tagliata.

Prima di seminare la coltivazione che ci interessa si seminano specie erbacee "interessanti". Principalmente si usa un mix di graminacee e leguminose selvatiche. Questo permette di apportare al terreno i nutrimenti necessari senza l'uso di concimi chimici.

Lo possiamo fare a casa?
Certo che sì.
Per esempio si può, durante il periodo invernale, andar a comperare un mix semi di trifoglio nano e lolietto da spargere in autunno nell'orto che andrà pian piano a svuotarsi.
Questo mix resiste a temperature basse e ha una veloce crescita. L'orto sarà inerbito prima di cominciare le coltivazioni primaverili.
A questo punto si può girare il cotico erboso formato interrandolo in profondità.

Quali sono i vantaggi?
I vantaggi principali sono:
- risparmio (non solo economico) rispetto all'acquisto di concime.
- praticità.
- possibilità di avere concime naturale e senza fatiche.
- concimazione degli strati più profondi.
- emersione degli strati profondi più ricchi (perché derivano da sovesci precedenti di anni passati).
- modificazione della struttura del terreno che diventa più soffice e più assorbente.

Vediamo ora delle immagini esplicative i ordine temporale:

(piante da sovescio in crescita dopo la semina)

 (sfalcio del cotico da sovescio)

(interramento dell'erba sfalciata)

Questo è un video su come questa tecnica può (ed è) essere utilizzata anche in aziende agricole più grandi e su vasta scala. Questo imprenditore agricolo ha scelto questa tecnica per le sue risaie.
Si creerà un prodotto più sano non solo per noi consumatori ma anche (e soprattutto) per l'ambiente evitando il dilavamento di sostanze chimiche potenzialmente dannose.

giovedì 20 giugno 2013

Il primo comune disobbediente. Da oggi si coltiva canapa!

Oggi parliamo di piccolo comune della provincia di Lucca: Capannori.
Un comune di spiccato indirizzo agricolo della piana di Lucca.

Una notizia gira da marzo di quest'anno. La giunta di Capannori ha deciso di liberalizzare la coltivazione di canapa nel suo comune.


Ricordiamo ai nostri lettori che l'Italia era, fino a 50 anni fa, leader mondiale della coltivazione di canapa da fibra. Una ricchezza completamente rasa al suolo dalla demagogia del proibizionismo.
Ogni comune che possedeva terreni piani e umidi aveva le proprie coltivazioni. Da nord a sud.

La canapa è considerata la fibra vegetale più interessante dal punto di vista tecnologico. Le sue fibre lunghe e cave creano dei tessuti freschi e estremamente isolanti con una potenzialità inaspettata.
I contadini lo avevano capito. Ogni coltivatore aveva il suo piccolo appezzamento personale di canapa dalle quali estraeva le fibre per poter creare indumenti altamente tecnologici nella loro semplicità.

Non è ammissibile aver gettato al vento una potenzialità economica di questo tipo.
Con questo pensiero, il comune di Capannori ha detto "Basta, da marzo nel nostro comune si coltiverà canapa!"

Nonostante il bieco proibizionismo, in Italia e in Europa, le ricerche sulle potenzialità di questa pianta si sono evolute e sono avanzate senza sosta. Si è capito che il potere isolante di questa pianta va ben oltre le aspettative tanto da venir impiegato per la realizzazione di mattoni e pannelli isolanti completamente biodegradabili e ad impatto zero.
La rusticità di questa pianta permette un'alta produzione a bassi costi che favorisce la concorrenza ad altri materiali utilizzati allo scopo (quasi sempre sintetici).

In tempi di crisi, il comune si è impegnato a diversificare il reparto agricolo del territorio creando una rete di professionisti e agricoltori in grado di sviluppare una filiera completa per poter immettere sul mercato materiali per bioedilizia davvero competitivi.

E' il primo progetto al mondo riguardante la coltivazione di canapa da fibra di questa entità.

Articolo del comune:

Articolo de "Il Tirreno":
Capannori torna a coltivare canapa


(Questa è la part 1, se vi interessa c'è anche il seguito QUA!)

mercoledì 19 giugno 2013

La potenza della ginestra

La ginestra (Cytisus scoparius) è una pianta che fa parte delle leguminose (fabaceae).
Un pianta sicuramente comune in tutta la penisola.

Da nord a sud, su pendii soleggiati e asciutti e prevalentemente su rocce calcaree. Questo è l'habitat ideale per questa essenza.

Chi non conosce la ginestra? Il colore dei suoi fiori, gialli come lo zafferano creano macchie di colore visibili a distanza in tarda primavera.

E' una pianta tra le più rustiche. Si adatta bene a molti luoghi differenti e, una volta radicata sul terreno, si diffonde con una certa facilità creando cespi legnosi e duraturi da cui si dipartono annualmente lunghi rami flessibili e verdi che porteranno i fiori.


Nell'immagine si vedono le parti anatomiche principali della ginestra. Dato che è una leguminosa produce dei frutti a baccello ovoidali e piatti lunghi pochi centimetri.

PERCHÉ SCRIVERE UN POST SULLA GINESTRA?

Perché questa pianta così robusta può essere uno strumento per valorizzare luoghi fino ad ora considerati senza valore. Luoghi abbandonati e incolti.

COME?

Ricavando e filando la fibra contenuta in essa. Una fibra resistente e fresca estratta attraverso l'ingenio dell'uomo. Un procedimento lungo e difficile.
Come è naturale che sia, questa tecnica è stata soppiantata dalle fibre "moderne" specie quelle sintetiche. Anche il cotone a basso costo ha fatto la sua parte per ridurre a ricordo un metodo vitale specie per la popolazione calabrese (patria del filato di ginestra).

PERCHÉ E' IMPORTANTE RIQUALIFICARE QUESTA FIBRA?

Alleghiamo un video veramente molto bello. Un documentario completo sull'estrazione e la lavorazione della fibra di ginestra.
Ciò che si nota non è tanto il procedimento i sé ma ciò che ne deriva: solidarietà, comunità, amicizia e socializzazione. Tutto questo unito da una pianta.
Il senso di gruppo e di solidità di una società viene rafforzato con il lavoro comune. Ognuno ha il suo ruolo, ognuno la sua soddisfazione nel vedere il risultato finale.

PUÒ TORNARE AD ESSERE UNA RISORSA ECONOMICA?

Secondo noi sì. Certo non lavorandola come si vede nel video ma in maniera più "industrializzata" nei limiti della sostenibilità.
E' una buona coltivazione che potrebbe aiutare a far tornare terreni incolti a reddito e stabilizzare versanti a rischio di dissesto, grazie alle forti radici che si perdono nel tempo e nello spazio. 

GUARDATEVI IL VIDEO: