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venerdì 16 agosto 2013

Terreno mangiato!

In questo post alleghiamo il video promesso.
Come tutti i bei video di youtube, anche questo lo abbiamo trovato parcheggiato e dimenticato sotto una montagna di video inutili.
Per di più era stato caricato a pezzi. Noi gli abbiamo scaricati tutti, montati e sincronizzati e ricaricato il video intero sul nostro canale.

Tutto questo perchè, dal nostro punto di vista, merita davvero. Un documentario ben fatto, con diversi spunti su cui ragionare e ben riempito di informazioni date da persone autorevoli che conoscono ciò che dicono.

Il documentario è stato ideato da organizzazioni di primissimo piano come WWF, Lipu e Legambiente.

Inutile scrivere e parlarne. Vi lasciamo alla visione del video.

!CLICK QUI!

martedì 30 luglio 2013

Il falso benessere

Oggi stavamo guardando le notizie e ci ha colpito quella sulla maggior fiducia economica del nostro paese.
Noi siamo i primi a sperare in una ripresa economica, sia ben chiaro; il fatto è che il giornalista dichiarava:

"L'Italia si sta riprendendo, ci sono indici in risalita come la fiducia delle imprese sulla ripresa. Anche la BCE, la Banca d'Italia e il Ministero dell'Economia sono fiduciosi. Si sta riprendendo il settore edile e questo è il segnale della ripresa."

Ora... Noi non vogliamo una ripresa della cementificazione! Questo non è sviluppo ma recessione. Noi non vogliamo consumare suolo! Questa non è crescita ma decrescita culturale e intellettuale.

Dicono che questi "investimenti" cementizi inducano una crescita dell'economia. Questo è vero. Ciò che ci chiediamo è quale tipo di economia sia.
Economia di qualità o speculazione finanziaria?

E' bene sapere che chi compie grandi opere edili, in Italia, fanno riferimento a grandi gruppi che si possono contare sulle dita di una mano. Una sinergia tra gruppi di credito e di edilizia, la stessa che ha portato questo paese a mangiare cemento dagli anni '50 in poi.
Sono sempre loro... In ogni grande opera ci sono.
Partecipano ai bandi sicuri di vincere poichè hanno i loro rappresentanti nelle istituzioni. Si chiamano in mille modi differenti ma i proprietari fanno a capo a un gruppo ben definito di speculatori (non chiamiamoli imprenditori, termine nobile che queste persone non meritano).
Il risultato è riassumibile in questi risultati:



Il cemento non porta benessere al popolo ma estrema ricchezza ai pochi non-eletti.

Si potrebbero fermare le colate di cemento e riutilizzare i numerossimi immobili inutilizzati che crollano in ogni parte d'Italia. Questo crea sviluppo vero.

Il perché è semplice.

Se per costruire un nuovo quartiere è indispensabile una forza economica di un certo livello che solo i grossi gruppi possono avere, per ristrutturare una moltitudine di appartamenti sparsi per la nazione ci vogliono migliaia di piccole imprese edili.

Sono le piccole imprese edili che fanno la buona economia. Imprese famigliari che fanno circolare denaro e benessere per tutti. Quelli che conoscono i propri pochi operai per nome e ne conoscono le famiglie. Quelli che in troppi hanno deciso di suicidarsi quando hanno dovuto chiudere e lasciare a casa l'ultimo amico.

Queste imprese devono poter restaurare immobili che già ci sono. Qualcuno ha redatto una statistica alquanto spaventosa: pare che in Italia ci sia una casa ogni 4 persone (bambini compresi). Naturalmente a seguito dei numerosi abusivismi edilizi il calcolo è impossibile da effettuare.

Voi penserete che a sud si concentra la maggior cementificazione del suolo... Sì è vero ma il nord non sta a guardare. In questa folle corsa l'Italia è unita da nord a sud.
Guardate voi stessi il confronto:

 (consumo di suolo in nord Italia)

Questa carta tematica che vedete qua sopra indica molto bene ciò che è avvenuto. Regioni prettamente agricole si sono trasformate in pochi anni in spazio urbanizzato.
La carta sotto invece mostra ciò che si definisce con il termine "nuovo", cioè  zone in cui si è costruito da nuovo.
Il colore giallo è dove è presente la maggior parte dei nuovi aggregati urbani.

 (Il "nuovo" in Italia)

Si può notare come  questo colore sia distribuito, certo con alcune differenze, in tutt'Italia. Da nord a sud.

La parola d'ordine deve essere "ristrutturazione"! Questo porta molti vantaggi, tra cui:
- dare lavoro a tante piccole imprese edili
- riutilizzare un bene già edificato
- convertire immobili a bassa resa in edifici moderni più ecocompatibili
- riqualificare zone degradate
- mantenere gli spazi verdi liberi da cemento
- lasciare i campi agricoli all'agricoltore
- aumentare la reale occupazione

Se state cercando una casa in cui abitare non costruitela. Il mercato immobiliare è pieno di ottimi edifici ad ottimi prezzi. Se volete contattate delle piccole imprese locali per fare lavori di ristrutturazione e manutenzione. 
Solo in questo caso voi potrete fare del bene all'occupazione, al territorio e anche a voi stessi.

Siamo convinti che l'aquirente immobiliare abbia moltissima influenza.
Con le nostre scelte si può cambiare la domanda costringendo gli impresari a cambiare tipo d'offerta.
Non comprate immobili nuovi o "su carta" e non fateli comprare ad amici o conoscenti. Ogniuno di noi può salvare un metro alla volta, un terreno alla volta.
Noi dobbiamo spingere non verso un'espansione ma verso un'implosione urbana perchè, fino a prova contraria, il cemento non si mangia!

mercoledì 17 luglio 2013

Città in Transizione

Sapete cosa sono?! No?!
Bhè, non lo sapevamo neppure noi fino a qualche mese fa quindi ora ve lo spieghiamo perchè ne vale davvero la pena.

Per Città in Transizione si intende una cittadina che sta già seguendo il procedimento per smarcarsi dalla dipendenza del petrolio.
Il movimento nasce da un idea dell'ambientalista Rob Hopkins nel 2005. L'obbiettivo è rendere più sostenibile il possibile impatto dovuto a una crisi petrolifera planetaria.
L'organizzazione "Transition Towns" ha avuto subito successo.
Ad oggi ci sono centinaia di cittadine sparse in tutto il mondo che stanno seguendo il protocollo.

In pratica, i sostenitori di questa impresa, sostengono che abbiamo superato il picco d'estrazione di greggio e che da quel momento la produzione di petrolio continuerà inesorabilmente a scendere causando l'innalzamento alle stelle del prezzo.

A quel punto noi, che abbiamo basato tutta la nostra civiltà su questo bene, ci troveremmo spiazzati. Il risultato sarebbero crisi economiche e sociali secondarie che ci porterebbero al medioevo.

Le "Transition Towns" servono a impedire ciò. Creando una consapevolezza a questo possibile futuro e fornendo alternative valide per sopperire alla mancanza del petrolio. Comunità che spingono verso le fonti rinnovabili e abitudini quotidiane sostenibili.

 (schema degli obiettivi)



A questa organizzazione si aggancia il Movimento per la Decrescita Felice che spinge proprio sulle differenti possibilità di sviluppo che si sgancino dal consumismo sfrenato.


Voi non crederete ai propri occhi guardando la seguente mappa:
MAPPA DELLE "TRANSITION TOWNS" ITALIANE 

Il sito ufficiale delle Città in Transizione:
http://transitionitalia.wordpress.com/

Il video intervista della Presidente di Transition Town Italia la trovate QUA!

venerdì 12 luglio 2013

Il prezzo della modernizzazione

Signori,
siamo in crisi!
Ce lo dice il politico, l'economista, il saggio, l'esperto, il giornalista, il vescovo e persino il parrucchiere mentre ci sta tagliando i capelli.
In quel caso noi non ci facciamo caso poichè la nostra preoccupazione e che faccia un buon lavoro sulla nostra acconciatura.

Ok. Abbiamo capito. SIAMO IN CRISI!
Al contrario dei molti, noi siamo conviti che la crisi non sia originata dal non-consumo.
"Per far ripartire l'economia bisogna comprare, consumare, spendere..."
Questo non serve per uscire dalla crisi. Questo periodo storico non deriva solo dal collasso economico anzi, siamo propensi a dire che quello è proprio l'aspetto marginale.
Per la prima volta dopo la rivoluzione industriale si sta cominciando a capire che produrre e acquistare non vuol dire crescere.

Noi siamo su un pezzo di roccia, neanche tanto stabile, lanciata attorno ad una stella alla modica velocità di 106.000 km/h. Non abbiamo alcuna possibilità di fuga.
Dalla giostra non si scende!

Dunque, ricapitolando.
Noi siamo attorno ai 7 miliardi in aumento, l'acqua esiste solo sulla Terra e solo il 4% circa è utilizzabile direttamente. L'atmosfera è una e irriproducibile.
Detto questo e dato il nostro ottimismo, siamo spacciati!

In realtà ci si può salvare approfittando proprio di questo periodo di crisi. Il vecchio modello di consumismo è servito ed era anche positivo per certi versi ma oggi, come tutte le cose, ha raggiunto l'obsolescenza.
Non è più un modello sostenibile e perseguibile.

Le nuove aziende che vinceranno saranno quelle "green". Aziende che hanno ben in mente il percorso dei materiali e adottano politiche di riciclaggio e depurazione degli scarti.
Il rifiuto diverrà sempre più costoso! Le aziende che producono rifiuto non potranno avere un bilancio in buone condizioni.
Tanto è vero che le industrie inquinanti richiedono i servigi poco puliti (è il caso di dire) della mafia per lo smaltimento. Altrimenti sarebbero in perdita già da ora.

Il rifiuto non potrà essere più rifiuto e la materia prima non potrà più essere materia prima. Non sono necessarie manovre politiche per sistemare questa crisi.
E' necessario rivedere tutti i piani di produzione. Dove si può riciclare e utilizzare "materia seconda" (quella derivata da riciclo) bisognerà farlo. E' l'unico modo plausibile per le aziende di far ripartire la produzione.

Il rifiuto è energia persa e l'energia costa.
Lo stesso vale a casa nostra. Un esempio.
Andate a fare la spesa al supermercato. Quando comincerete a ritirare le cose acquistate vi renderete conto che avrete un sacco di rifiuti (confezioni, vaschette, imballaggi, ecc...).
Questo rifiuto finisce subito in spazzatura anche se noi lo abbiamo pagato caro e salato!
Questo è il primo costo del rifiuto seguito dal costo di smaltimento (tasse sulla spazzatura).

Ci sono poi costi secondari.
Per esempio: inquinare l'acqua e l'aria vuol dire che per recuperarne di pulita ci vogliono maggiori sforzi e costi. Costi che poi si ripercuotono sul costo del servizio che noi tutti paghiamo.

Qui di seguito inseriamo un video molto bello che fa capire le falle del vecchio sistema e i vantaggi del nuovo sistema.
Dal consumo al riutilizzo. Con questo non significa che le industri non servano più ma anzi, ne servirano di nuove. Quel che comporta questo nuovo sistema produttivo è il cambiare punto di partenza per produrre.
La filiera non dovrà più iniziare da materiale "vergine" ma bisognerà utilizzare sempre materiali di riciclo.

 O così, o non se ne uscirà mai! Buona visione...



giovedì 20 giugno 2013

Il primo comune disobbediente. Da oggi si coltiva canapa!

Oggi parliamo di piccolo comune della provincia di Lucca: Capannori.
Un comune di spiccato indirizzo agricolo della piana di Lucca.

Una notizia gira da marzo di quest'anno. La giunta di Capannori ha deciso di liberalizzare la coltivazione di canapa nel suo comune.


Ricordiamo ai nostri lettori che l'Italia era, fino a 50 anni fa, leader mondiale della coltivazione di canapa da fibra. Una ricchezza completamente rasa al suolo dalla demagogia del proibizionismo.
Ogni comune che possedeva terreni piani e umidi aveva le proprie coltivazioni. Da nord a sud.

La canapa è considerata la fibra vegetale più interessante dal punto di vista tecnologico. Le sue fibre lunghe e cave creano dei tessuti freschi e estremamente isolanti con una potenzialità inaspettata.
I contadini lo avevano capito. Ogni coltivatore aveva il suo piccolo appezzamento personale di canapa dalle quali estraeva le fibre per poter creare indumenti altamente tecnologici nella loro semplicità.

Non è ammissibile aver gettato al vento una potenzialità economica di questo tipo.
Con questo pensiero, il comune di Capannori ha detto "Basta, da marzo nel nostro comune si coltiverà canapa!"

Nonostante il bieco proibizionismo, in Italia e in Europa, le ricerche sulle potenzialità di questa pianta si sono evolute e sono avanzate senza sosta. Si è capito che il potere isolante di questa pianta va ben oltre le aspettative tanto da venir impiegato per la realizzazione di mattoni e pannelli isolanti completamente biodegradabili e ad impatto zero.
La rusticità di questa pianta permette un'alta produzione a bassi costi che favorisce la concorrenza ad altri materiali utilizzati allo scopo (quasi sempre sintetici).

In tempi di crisi, il comune si è impegnato a diversificare il reparto agricolo del territorio creando una rete di professionisti e agricoltori in grado di sviluppare una filiera completa per poter immettere sul mercato materiali per bioedilizia davvero competitivi.

E' il primo progetto al mondo riguardante la coltivazione di canapa da fibra di questa entità.

Articolo del comune:

Articolo de "Il Tirreno":
Capannori torna a coltivare canapa


(Questa è la part 1, se vi interessa c'è anche il seguito QUA!)