Sapete cosa sono?! No?!
Bhè, non lo sapevamo neppure noi fino a qualche mese fa quindi ora ve lo spieghiamo perchè ne vale davvero la pena.
Per Città in Transizione si intende una cittadina che sta già seguendo il procedimento per smarcarsi dalla dipendenza del petrolio.
Il movimento nasce da un idea dell'ambientalista Rob Hopkins nel 2005. L'obbiettivo è rendere più sostenibile il possibile impatto dovuto a una crisi petrolifera planetaria.
L'organizzazione "Transition Towns" ha avuto subito successo.
Ad oggi ci sono centinaia di cittadine sparse in tutto il mondo che stanno seguendo il protocollo.
In pratica, i sostenitori di questa impresa, sostengono che abbiamo superato il picco d'estrazione di greggio e che da quel momento la produzione di petrolio continuerà inesorabilmente a scendere causando l'innalzamento alle stelle del prezzo.
A quel punto noi, che abbiamo basato tutta la nostra civiltà su questo bene, ci troveremmo spiazzati. Il risultato sarebbero crisi economiche e sociali secondarie che ci porterebbero al medioevo.
Le "Transition Towns" servono a impedire ciò. Creando una consapevolezza a questo possibile futuro e fornendo alternative valide per sopperire alla mancanza del petrolio. Comunità che spingono verso le fonti rinnovabili e abitudini quotidiane sostenibili.
(schema degli obiettivi)
A questa organizzazione si aggancia il Movimento per la Decrescita Felice che spinge proprio sulle differenti possibilità di sviluppo che si sgancino dal consumismo sfrenato.
Signori,
siamo in crisi!
Ce lo dice il politico, l'economista, il saggio, l'esperto, il giornalista, il vescovo e persino il parrucchiere mentre ci sta tagliando i capelli.
In quel caso noi non ci facciamo caso poichè la nostra preoccupazione e che faccia un buon lavoro sulla nostra acconciatura.
Ok. Abbiamo capito. SIAMO IN CRISI!
Al contrario dei molti, noi siamo conviti che la crisi non sia originata dal non-consumo.
"Per far ripartire l'economia bisogna comprare, consumare, spendere..."
Questo non serve per uscire dalla crisi. Questo periodo storico non deriva solo dal collasso economico anzi, siamo propensi a dire che quello è proprio l'aspetto marginale.
Per la prima volta dopo la rivoluzione industriale si sta cominciando a capire che produrre e acquistare non vuol dire crescere.
Noi siamo su un pezzo di roccia, neanche tanto stabile, lanciata attorno ad una stella alla modica velocità di 106.000 km/h. Non abbiamo alcuna possibilità di fuga.
Dalla giostra non si scende!
Dunque, ricapitolando.
Noi siamo attorno ai 7 miliardi in aumento, l'acqua esiste solo sulla Terra e solo il 4% circa è utilizzabile direttamente. L'atmosfera è una e irriproducibile.
Detto questo e dato il nostro ottimismo, siamo spacciati!
In realtà ci si può salvare approfittando proprio di questo periodo di crisi. Il vecchio modello di consumismo è servito ed era anche positivo per certi versi ma oggi, come tutte le cose, ha raggiunto l'obsolescenza.
Non è più un modello sostenibile e perseguibile.
Le nuove aziende che vinceranno saranno quelle "green". Aziende che hanno ben in mente il percorso dei materiali e adottano politiche di riciclaggio e depurazione degli scarti.
Il rifiuto diverrà sempre più costoso! Le aziende che producono rifiuto non potranno avere un bilancio in buone condizioni.
Tanto è vero che le industrie inquinanti richiedono i servigi poco puliti (è il caso di dire) della mafia per lo smaltimento. Altrimenti sarebbero in perdita già da ora.
Il rifiuto non potrà essere più rifiuto e la materia prima non potrà più essere materia prima. Non sono necessarie manovre politiche per sistemare questa crisi.
E' necessario rivedere tutti i piani di produzione. Dove si può riciclare e utilizzare "materia seconda" (quella derivata da riciclo) bisognerà farlo. E' l'unico modo plausibile per le aziende di far ripartire la produzione.
Il rifiuto è energia persa e l'energia costa.
Lo stesso vale a casa nostra. Un esempio.
Andate a fare la spesa al supermercato. Quando comincerete a ritirare le cose acquistate vi renderete conto che avrete un sacco di rifiuti (confezioni, vaschette, imballaggi, ecc...).
Questo rifiuto finisce subito in spazzatura anche se noi lo abbiamo pagato caro e salato!
Questo è il primo costo del rifiuto seguito dal costo di smaltimento (tasse sulla spazzatura).
Ci sono poi costi secondari.
Per esempio: inquinare l'acqua e l'aria vuol dire che per recuperarne di pulita ci vogliono maggiori sforzi e costi. Costi che poi si ripercuotono sul costo del servizio che noi tutti paghiamo.
Qui di seguito inseriamo un video molto bello che fa capire le falle del vecchio sistema e i vantaggi del nuovo sistema.
Dal consumo al riutilizzo. Con questo non significa che le industri non servano più ma anzi, ne servirano di nuove. Quel che comporta questo nuovo sistema produttivo è il cambiare punto di partenza per produrre.
La filiera non dovrà più iniziare da materiale "vergine" ma bisognerà utilizzare sempre materiali di riciclo.
Oggi parliamo di piccolo comune della provincia di Lucca: Capannori.
Un comune di spiccato indirizzo agricolo della piana di Lucca.
Una notizia gira da marzo di quest'anno. La giunta di Capannori ha deciso di liberalizzare la coltivazione di canapa nel suo comune.
Ricordiamo ai nostri lettori che l'Italia era, fino a 50 anni fa, leader mondiale della coltivazione di canapa da fibra. Una ricchezza completamente rasa al suolo dalla demagogia del proibizionismo.
Ogni comune che possedeva terreni piani e umidi aveva le proprie coltivazioni. Da nord a sud.
La canapa è considerata la fibra vegetale più interessante dal punto di vista tecnologico. Le sue fibre lunghe e cave creano dei tessuti freschi e estremamente isolanti con una potenzialità inaspettata.
I contadini lo avevano capito. Ogni coltivatore aveva il suo piccolo appezzamento personale di canapa dalle quali estraeva le fibre per poter creare indumenti altamente tecnologici nella loro semplicità.
Non è ammissibile aver gettato al vento una potenzialità economica di questo tipo.
Con questo pensiero, il comune di Capannori ha detto "Basta, da marzo nel nostro comune si coltiverà canapa!"
Nonostante il bieco proibizionismo, in Italia e in Europa, le ricerche sulle potenzialità di questa pianta si sono evolute e sono avanzate senza sosta. Si è capito che il potere isolante di questa pianta va ben oltre le aspettative tanto da venir impiegato per la realizzazione di mattoni e pannelli isolanti completamente biodegradabili e ad impatto zero.
La rusticità di questa pianta permette un'alta produzione a bassi costi che favorisce la concorrenza ad altri materiali utilizzati allo scopo (quasi sempre sintetici).
In tempi di crisi, il comune si è impegnato a diversificare il reparto agricolo del territorio creando una rete di professionisti e agricoltori in grado di sviluppare una filiera completa per poter immettere sul mercato materiali per bioedilizia davvero competitivi.
E' il primo progetto al mondo riguardante la coltivazione di canapa da fibra di questa entità.
Sicuramente tutti voi avete sentito parlare di "Decrescita Felice".
Cosa si intente per Decrescita? [significato decrescita]
In realtà per "decrescita" non si intende produrre meno ma produrre meglio. In pratica, ad oggi, si produce basandosi completamente sulla convenienza economica escludendo le possibili esternalità (positive o, più frequentemente, negative), cioè beni collaterali difficilmente quantificabili in termini monetari.
In questo modo si può calcolare il bilancio economico di un'azienda ma in esso non è incluso il danno ambientale prodotto. Questo è la prima criticità del sistema economico attuale.
Purtroppo non è l'unica. Ce ne è una ancora più grave.
Viviamo tutti su un piccolo pianeta lanciato in un immenso spazio senza tracce viventi. Questo, in pratica, significa che siamo in trappola in un sistema limitato.
Questo importante fattore limitante è stato completamente dimenticato durante l'ultimo secolo e ciò ci ha portato nel baratro. E' fisicamente impossibile sperare in una continua crescita produttiva basandosi su risorse estremamente limitate.
Tutta la filosofia della Decrescita Felice (o Decrescita Controllata) si sviluppa cercando di trovare una soluzione a queste due incongruenze economiche.
Anche se questo pensiero è tornato sempre più protagonista negli ultimi anni, affonda le radici storiche agli inizi del 1900. Un allora giovane economista di nome Nicholas Georgescu-Roegen, negli anni 30 studia un'alternativa alla continua crescita poiché è convinto che essa sarà impossibile. Negli anni 70 formalizza il suo pensiero in diverse opere scritte. Proprio Georgescu afferma che ogni bene (vivente o non vivente) deve comunque rispettare i principi fisici che regolano l'universo. Si comincia ad entrare in una materia più complessa che tenga ben presente i cicli naturali della materia e dell'energia: la Bioeconomia.
Insieme a lui altri personaggi di immensa importanza storica-culturale cominciano ad appoggiare questa filosofia economica tra cui: Kenneth Boulding e Serge Latouche.
La Decrescita Felice è un movimento globale che basa il proprio credo sulla possibilità di produrre beni utili e sani e non beni che siano solo economicamente sostenibili.
Questo movimento contesta la produzione lineare dei beni per cui ogni oggetto di consumo debba derivare da risorse finite e sia destinato inesorabilmente a divenire un rifiuto.
la Decrescita si basa su produzioni cicliche in grado di partire da prodotti riciclati in modo da avere una resa energetica più elevata.
Anche in Italia è nato il Movimento per la Decrescita Felice che in pochi anni (attivo dal 2007) ha avuto una crescita che di certo non può essere ignorata. Il fondatore è Maurizio Pallante ma, in realtà, i sostenitori attivi sono molti sparsi sul territorio.
E' impossibile quantificare le attività e il peso sociale di questo movimento in quanto molto tentacolare. La sua filosofia viene condivisa da differenti associazioni e movimenti.
Arriviamo dunque al punto: Si può perseguire questa strada?
Non è facile poiché tutta la nostra società si basa sul consumismo (o crescita) ma è, ad oggi, l'unica alternativa possibile.
E' certo che non si può crescere all'infinito. La crisi economica in cui viviamo ce lo dimostra ogni giorno. Questa crisi non è solo "dei consumi" come molti minimizzano ma è una crisi sociale ed energetica più grave. Oggi, per la prima volta nella storia dell'umanità, vediamo il fondo del barile delle risorse e ci stiamo accingendo a grattarlo.
La crisi deriva dal fatto che ora non sono più piccoli gruppi di "alternativi" che affermano ciò ma sono interi gruppi economici e nazioni.
Non sappiamo se la Decrescita potrà essere la soluzione o parte di essa. Una cosa è certa: la società del futuro non sarà come quella del passato.
Alleghiamo uno dei tanti filmati presenti in rete: