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domenica 4 agosto 2013

TERRAXCHANGE: Vincere l'isolamento dei piccoli

Come più volte detto all'interno di questo blog, noi sosteniamo moltissimo iniziative come quelle degli orti urbani.
Alcuni poggiano su organizzazioni piuttosto consolidate e portano avanti dei progetti ambiziosi, altri sono più piccoli, semplici gruppi di persone che riutilizzano spazi abbandonati vicino al proprio quartiere.
Altre zone ancora sono curate da giardinieri erranti, i cosiddetti "Guerrilla Gardener", che occupano una zona degradata per poche ore e la riportano a nuova vita.

Da mesi studiamo questo fenomeno, nella nostra pagina Facebook e Youtube potrete trovare i tra i nostri "Mi Piace" e "Iscritti" moltissimi attivisti.
Gli osserviamo, studiamo le loro mosse, guardiamo le loro attività, a volte dedichiamo a loro qualche post sul nostro blog.

Ci sono alcuni gruppi di orticoltori che superano il centinaio di attivisti e, in tutt'Italia siamo convinti che questo numero superi abbondantemente il migliaio.
Nonostante questo esercito di orticoltori, siamo convinti che non abbiano abbastanza voce in capitolo.

Anche se l'esercito è grande, senza organizzazione non ha speranza di riuscire!

Ciò che noi abbiamo notato nelle nostre osservazioni è che, il più delle volte, le azioni svolte da un gruppo sono incentrate sul gruppo stesso. Capita molto spesso che gruppi vicini non si riescano a "parlare" non perchè non vi sia volontà, sia ben chiaro, ma perchè non c'è uno strumento adatto alla "intercomunicazione orticola".
Il gruppo di una città non comunicherà con il gruppo di un'altra città (o sarà estremamente raro che lo faccia!).

Voi direte che è normale; insomma, cosa ha da spartire un gruppo di Milano con uno di Napoli?

Cosa ha da spartire? Certo non il terreno, ma qualcosa di molto più importante.
Cosa c'è di più importante del terreno nell'ambito di un orto urbano?
C'è la socialità, l'informazione, l'organizzazione, la capacità visionaria di riorganizzare degli spazi inutilizzati. Questo per noi è più importante della semplice azione di zappare la terra.

La coltivazione di gruppo è una normale conseguenza di queste capacità "logistiche". Ogni orto urbano si regge su queste fondamenta. Che sia grande e organizzato o piccolo e gestito da una manciata di persone, ciò che fa produrre qualcosa di buono è questo.

Allora perchè non pensare di organizzare tutti i gruppi nazionali e, perchè no, anche quelli esteri in un unica grande organizzazione?
Perché non creare una piattaforma in cui tutti i gruppi possano registrarsi, localizzarsi e comunicare con altri gruppi?
Sono tante le informazioni che possono essere mandate da un gruppo all'altro.

Anche le maggiori organizzazioni orticole già presenti in Italia come Zappata Romana (Roma) o Gramigna (Bologna) o Friarielli Ribelli (Napoli) sono comunque entità troppo piccole per far peso a livello nazionale per poter aver voce e cercar concretamente di cambiare metodo di sviluppo della società.
Non possono nulla e non certo per colpa loro.

Noi stiamo creando una piattaforma sulla quale tutti gli orticoltori, indipendentemente se singoli o organizzati in gruppi, se nazionali o stranieri, se giovani o anziani, se utilizzatori di spazio pubblico o di giardino privato, possano parlarsi e comunicare con altri orticoltori.

Il suo nome è TerraXchange.


Il nostro portale sarà, naturalmente, gratuito poichè un ambito così sociale, ambientale e importante come questo deve essere completamente accessibile da tutti.
TerraXchange, inoltre sarà luogo ove i proprietari di appezzamenti inutilizzati e di scarso valore commerciale possono mettere a disposizione il loro bene a chi possa prendersene cura.
Terreni marginali saranno dati in gestione ad altri concittadini per installare orti urbani, mantenere lo spazio verde, organizzare eventi "green" e molto altro ancora.
Il proprietario e il gestore si accorderanno per il "canone d'affitto" che in realtà non è un canone. Il gestore, infatti, si impegna a dare al proprietario parte degli ortaggi coltivati o il loro corrispettivo valore commerciale.
  
L'organizzazione fa nascere una vera comunità orticola di una certa mole e questa è l'unica possibilità di svolta verso un mondo veramente sostenibile dove ogni spazio incolto sia strappato dalla cementificazione, dal degrado e dall'abbandono.

Una svolta senza precedenti!

PER ULTERIORI INFORMAZIONI:

 terraxchange.it (in costruzione)

NOSTRI CANALI:

Facebook ----------> facebook.com/terraXchange

Twitter--------------> twitter.com/terraxchange

Pinterest ------------> pinterest.com/terraxchange/



giovedì 18 luglio 2013

Tutti i numeri del disastro

Quali sono le emergenze attuali in Italia?
Il lavoro?
La crisi economica?
La povertà crescente?

Sì, sono gravi problemi ma ce n'è uno di gravissima entità che nessuno cita mai.
Riguarda il nostro paesaggio!

Voi ci direte: "Sì, va bé, però cominciamo prima a pensare al lavoro. Dovremmo pur mangiare. No?!"
Già è vero.
Se però noi riuscissimo ad unire i due fattori con un'unica soluzione?

Cominciamo a vedere il problema "Paesaggio".
Questi che seguono sono gli sconvolgenti numeri. Non sono solo cifre ma sono persone, cittadini, abitanti di questo bello stivale di terra che tutto il mondo ci invidia e che noi, puntualmente, schifiamo e maltrattiamo.

ECCOLI QUA I NOSTRI VERI PROBLEMI:
  • 68,9%  - la quota di comuni (5.581) in aree classificate a potenziale rischio idrogeologico più alto
  • 7,1% - la parte di superficie nazionale a potenziale rischio idrogeologico più alto
  • 100% - la quota di comuni a rischio potenziale più alto in Calabria, Umbria e Valle d’Aosta.
  • 11% -  la quota di comuni a rischio potenziale più alto in Sardegna
  • 6,8% - la parte di territorio nazionale interessato da fenomeni franosi
  • 43 - i miliardi di euro necessari per mettere in sicurezza il territorio italiano (27 al Centro-Nord, 13 al Sud, 3 per gli interventi di recupero delle coste)
  • 10.000 – il numero di vittime, feriti o dispersi in Italia, tra il 1900 e oggi, a causa del dissesto idrogeologico
  • 350.000 – il numero di senza tetto e sfollati, tra il 1900 e oggi, a causa del dissesto idrogeologico
  • 8 – l’ammontare, in miliardi di euro, dei danni per alluvioni in Italia dal 1998 (anno della tragedia di Sarno) ad oggi
  • 480mila - i fenomeni franosi verificatisi in Italia
I dati, presi da Legambiente sono incredibili. In un secolo un paese di medie dimensioni è sparito! Più di una  città è rimasta senza un tetto.

C'è una forte correlazione tra abbandono del territorio e dissesto idrogeologico.
Il trend è stato in forte ascesa durante il boom economico quando i contadini divennero operai.



Tra i dati sopra citati manca il valore economico dei danni. Troppo elevata è la cifra.
Mantenere il territorio non vuol dire spendere soldi a vuoto ma risparmiare su danni futuri incalcolabili in termine di soldi e, sopratutto, di vite umane.


L'agricoltura è la custode del territorio.
Non dobbiamo immaginarci poche e grosse aziende agricole. Quelle ci sono già e, per loro struttura aziendale, prediligono solo i terreni "migliori", quelli in piano, profondi, fertili e facilmente meccanizzabili.
Luoghi in cui il peso del dissesto è comunque limitato.

Noi dobbiamo invece spingere su piccoli agricoltori che inerpicati nelle zone più scoscese di colline e montagne si prodigano in operazioni colturali che permettano al territorio di mantenersi nel tempo.
Non solo i piccoli agricoltori sono fondamentali.
Noi dobbiamo spingere tutti i cittadini a mantenere un piccolo appezzamento.
Basta un orto o un piccolo frutteto.
Non serve iniziare dal grande ma avvicinare il cittadino alla terra, sentirla propria e passo passo ricreare quel legame perso tra uomo e territorio.

Noi stimiamo tutte le iniziative legate al mondo degli orti urbani proprio per questo. Non importa se l'orto è in centro città, in piano e sicuramente a basso rischio idrogeologico, quel gesto di mantenere un terreno abbandonato e deturpato è il primo passo per avviare la comunità nella direzione giusta.



Inoltre la piccola produzione è una forte azione per rimanere in attività. Che siate disoccupati in cerca di lavoro, pensionati con la minima o semplici hobbisti, l'orto può essere un buon modo per arrotondare il reddito o semplicemente risparmiare sugli acquisti.

Il tutto facendo del bene al territorio.

lunedì 15 luglio 2013

A pochi passi...

Tanti mesi fa abbiamo scritto un post dedicato a Devis Bonanni.
Lui, ragazzo di quella magnifica zona che è la Carnia, perito informatico che dopo un breve lavoro a Udine decise di tornare indietro.
Prese i terreni di famiglia in abbandono e cominciò a coltivarli per l'auto-sostentamento.  Occupò una vecchia baracca di legno e cominciò a vivere lì.
Come diceva lui: "Io sono a pochi passi dal paese ma quei pochi passi sono indispensabili per la vita!"

Un personaggio di forte impatto mediatico che fondò una non-organizzazione e scrisse anche un libro che portava lo stesso nome "Pecoranera" (lo abbiamo letto anche noi).
Questo libro ebbe un successo incredibile portando diversi giornalisti alla sua porta.

Oggi parliamo di un altro ragazzo che ha fatto la stessa scelta. Lui è più sconosciuto alle masse, si chiama Mattia e da alcuni anni si è piazzato con la sua roulotte su un terreno che ha acquistato.
Da quel momento niente è più stato lo stesso. Dormire fuori dal mondo e risvegliarsi nel silenzio, lavorare per poter coltivare il proprio cibo ma anche trovare il tempo per girare e dialogare con gli abitanti del posto.

Entrambi ci tengono a dire che non si sono esclusi dal mondo ma che hanno optato per questa scelta al fine di avere l'indispensabile spazio attorno che rende piacevole la vita.

Sono scelte forti testimoniate nei video seguenti.
Sono scelte che dividono le opinioni e, come ogni scelta, va rispettata senza consigliare o giudicare. Non possiamo dire se hanno fatto bene o no ma, di certo, entrambi sono felici della propria scelta e non tornerebbero mai indietro.

Una cosa possiamo fare tutti. Avere più rispetto per l'ambiente attorno!

LA STORIA DI MATTIA:


giovedì 11 luglio 2013

L'essere vivente più veloce

E' una di quelle domande classiche: Qual'è l'organismo vivente più veloce del mondo?
La classica gara tra Struzzo e Ghepardo.
Con i suoi 120 km/h il ghepardo è l'animale più veloce. Lo struzzo non arriva ai 100 km/h.
Certo il ghepardo non può tenere che per pochi istanti la velocità di punta e, il più delle volte si ferma molto più in basso.

In ogni caso questi due animali non possono nulla rispetto all'accelerazione dell'organismo che andiamo a presentare.
E' un fungo. Il nome scientifico è Gibberella zeae o comunemente chiamato fungo cannone. Questo nome deriva dalla capita del fungo di sparare le proprie spore con un'accelerazione al limite della fantascienza.

L'articolo seguente è preso da lescienze.it

<<Alcuni biologi hanno scoperto che un comune fungo del granturco è di gran lunga la più potente "bocca di fuoco" presente in natura: spara fuori infatti le sue spore con un'accelerazione pari a 870.000 volte la forza di gravità. I contadini, comunque, non devono preoccuparsi di essere colpiti: le minuscole spore viaggiano soltanto per cinque millimetri prima di precipitare verso terra. In ogni caso, il fungo Gibberella zeae supera il precedente detentore del record, il fungo Pilobolus, di quasi cento volte. Per non parlare di un normale fucile, che lancia i suoi proiettili con meno di un decimo di quell'accelerazione. I ricercatori - Frances Trail e Iffa Gaffoor della Michigan State University e Steven Vogel della Duke University - hanno pubblicato il proprio studio sul numero di giugno 2005 della rivista "Fungal Genetics and Biology". La ricerca è stata finanziata dal Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti. Secondo Vogel, la biobalistica del fungo costituisce un'interessante lezione di fisica: alla scala infinitesima delle spore del fungo, la resistenza atmosferica ricopre un ruolo enorme e per questo motivo c'è bisogno di una velocità di espulsione estremamente alta per ottenere una dispersione così modesta.>>

Il video riprende lo sviluppo di Pilobolus. Quando il fungo lancia le spore si vede sparire. In realtà la velocità non permette a noi di vedere ciò che avviene. La spora sovrastante viene scagliata tramite la pressione formata nella camera sottostante.


Questo video è stato girato con speciali telecamere ad altissima velocità, le uniche in grado di captare il fenomeno del lancio.


Queste spore hanno accelerazioni di centinaia di migliaia di volte rispetto all'accelerazione di gravità.
Per Giberella si parla di 870.000G!
Pensate che un pilota militare ben addestrato e dotato di attrezzature anti-G non può superare gli 8G oltre i quali comincerebbe ad avere gravi problematiche.  

Perché diavolo un fungo dovrebbe evolversi sforzandosi per creare un sistema del genere?

Semplicemente per diffondersi e svilupparsi. Questo sistema ha reso possibile a questi funghi di durare nel tempo. Queste piccolissime spore non avrebbero in nessun modo potuto contrastare la forza di gravità e l'attrito dell'aria.
Con questo sistema alcuni tipi di funghi sono riusciti a diffondere in modo attivo le proprie spore allontanandosi dal punto di origine.

Lo spettacolo della natura lascia sempre stupiti!

martedì 9 luglio 2013

Non esiste paesaggio senza agricoltura


Molti fanno distinzione tra ambiente e agricoltura. Tutelano uno e scordano l'altro.
Noi crediamo che il paesaggio attorno a noi, quello che ricordiamo e che ci rimane in mente, deriva molto spesso da attività agricola.
Il paesaggio "da cartolina" è quasi sempre un magnifico prodotto dell'uomo. L'agricoltura è l'unico settore che, se ben pianificato, può non solo non intaccare l'ambiente ma valorizzarlo.

Vi faremo vedere diverse foto in questo post. Sono i paesaggi più fotografati del mondo e in tutte è ben visibile l'attività umana che ha reso possibile la creazione di questi spettacolari ambienti.


Dalle risaie alle colline, dalle buche di terre vulcaniche ai terrazzamenti fino ai campi di fiori e di thé.

Ogni volta che esclamiamo "Wow, che bellezza!" davanti ad un paesaggio mozzafiato guardiamolo bene. Molto probabilmente sarà un paesaggio agricolo.
Per questo l'agricoltura va aiutata a non morire. Solo l'agricoltore può mantenere questa meraviglia intatta.

Ogni volta che un agricoltore chiude la sua attività, l'equilibrio ambientale adattato in secoli di paziente manutenzione, subisce un duro colpo che può portare all'estinzione un paesaggio.

sabato 8 giugno 2013

L'equilibrio dell'orto

Per introdurre l'argomento odierno cominciamo a guardare questa foto:


Noterete subito l'ordine e la pulizia di questo orto. Veramente uno spazio tenuto in modo impeccabile.
La bellezza percepita dalle persone si scontra, però, con l'equilibrio naturale. Si può dire che il nostro senso estetico non è ecocompatibile.
Salvo eccezioni particolare (es: deserti, roccia nuda) non esiste al mondo una superficie terrestre che non sia colonizzata da piante. La terra nuda non è naturale.
Pensiamoci. Ogni terreno lasciato libero viene coperto in breve tempo di essenze erbacee e, se lasciato incolto, potrà evolvere verso una copertura arborea. E' l'evoluzione naturale più comune.
Ogni volta che noi cerchiamo di andare contro questa strada evolutiva dobbiamo investire energia sempre maggiore per contrastare la naturalità degli eventi.

Capiamo che un orto come quello mostrato in foto si allontana dall'equilibrio naturale perchè lascia notevole spazio vuoto, terra scoperta. Per mantenerlo tale è necessario strappare le nuove erbacce che continueranno a crescere. Noi dobbiamo immettere nel sistema sempre nuova energia: diserbanti (energia chimica) o motozappe (energia meccanica).

Ora guardate questa foto:


Esteticamente è un orto meno "bello" rispetto al precedente.
Possiamo però subito notare che non esiste porzione di terra nuda. Tutto è coperto dalle coltivazioni in atto e da uno strato di materiale naturale di vario genere.
Nel caso specifico vediamo un orto sperimentale in cui si sta procedendo a diversi esperimenti di copertura. Dalla classica paglia, alle foglie fino all'utilizzo della lana.

La composizione e la struttura del terreno non è adatta a sostenere l'irraggiamento del sole. I preziosi microrganismi presenti non sopportano il bombardamento dei raggi UV e l'erosione aumenta in modo esponenziale su un suolo nudo; per questo noi dobbiamo proteggerlo con una copertura "artificiale".
Altra caratteristica da non sottovalutare è la minor evaporazione d'acqua. Il terreno pacciamato mantiene l'umidità ed evita pericolosi stress idrici alle colture in atto.

In questo caso è l'uomo a decidere che copertura adottare, evita la naturale crescita spontanea di erbe infestanti fornendo un'alternativa: uno strato di materiale morto.

Attraverso quest'azione noi assecondiamo la naturalità degli eventi evolutivi utilizzando però materiali scelti arbitrariamente da noi e permettendo al sistema di sostenersi senza immettere energia in continuo.

Si possono utilizzare differenti materiali in purezza o miscelati. La scelta si può calibrare in base al tipo di terreno, al clima, alla reperibilità del materiale, alla superficie da coprire, ecc...

La paglia, per esempio, è un materiale durevole. Ha bisogno di climi umidi altrimenti persiste per troppo tempo senza degradarsi, si può utilizzare in terreni compatti così che, finita la coltivazione, si può interrare e favorire una migliore struttura del suolo.
Le foglie sono, generalmente, di più veloce degradazione (la velocità dipende dal tipo di foglia) quindi può andar bene in climi più asciutti.
Insomma, ogni materiale ha il suo luogo ideale d'utilizzo.

Ognuno di noi può sperimentare e affinare la sua tecnica nel corso degli anni.

Non importa quale sarà la vostra tecnica ma ricordatevi: un terreno nudo non è naturale!



mercoledì 29 maggio 2013

La follia dell'acqua in bottiglia

Quante persone comprano acqua in bottiglia?
Perchè si compra acqua in bottiglia?
Cosa spinge i consumatori a comprare un bene che, in realtà abbiamo già a casa a minor prezzo?

Escludendo le zone in cui, per differenti motivi, l'acqua dell'acquedotto è imbevibile sia dal punto di vista sanitario che organolettico, ci si accorge che noi tutti compriamo acqua confezionata.
Anche chi potrebbe bere tranquillamente la propria acqua preferisce pagare di più per avere acqua che arriva da chissà dove.
Il costo ambientale di queste bottiglie è spaventoso: plastica o vetro, trasporti, macchinari, prelievo idrico. Tutto mosso da ulteriore petrolio.
Tutto causa di inquinamento.

Non è pensabile continuare a finanziare multinazionali cresciute sulla vendita di un prodotto come l'acqua. E' un mercato falsato. Dov'è la domanda? Perché il consumatore richiede l'acqua in bottiglia?

E' un caso da psicologo. Insomma noi tutti non siamo certo disposti a pagare un piatto di pasta 500€ eppure siamo disposti a comprare dell'acqua rincarata con proporzioni simili.

Il video che alleghiamo a questo post spiega proprio lo stano ciclo dell'acqua in bottiglia.

Fortunatamente stanno prendendo piede iniziative locali per l'utilizzo dell'acqua pubblica. Si stanno creando le famose "acque del sindaco" che sono dei distributori automatici di acqua (naturale o gasata) prelevata dalla rete comunale.
Si stanno anche diffondendo i gasatori di acqua che stanno spingendo all'uso dell'acqua presente nelle abitazioni che di certo è controllata, locale, economica e a minor impatto ambientale.

...e allora... un brindisi a tutti con acqua autoctona!


 

domenica 19 maggio 2013

Le riserve naturali sono davvero sostenibili?

La domanda è certamente provocatoria ma tocca un punto delicato e fondamentale.
Tutti noi siamo contenti quando vengono creati nuovi spazi da dedicare alla natura in tutto il suo spendore, non vi è dubbio di questo.
La domanda che ci poniamo però è legittima. Queste aree sono sostenibili?
Noi pensiamo che non lo siano del tutto.

Purtroppo (o per fortuna) tutto ciò che abbiamo intorno ha un valore dei mercato. Il PC che abbiamo davanti, il tavolo su cui ci appoggiamo, la sedia su cui ci sediamo... L'ambiente naturale no. Per meglio dire non ha un valore commerciale ma un grande valore sociale, naturalistico e biologico. E' ciò che in economia viene definita esternalità positiva, cioè un bene che è indubbiamente positivo ma che esce obbligatoriamente dagli schemi economici "classici".

Pur non essendo d'accordo sulla completa libertà che gode l'economia, sappiamo bene che è la moneta che guida la nostra vita. Non possiamo farne a meno e non possiamo negarlo.

Una riserva naturale non genera economia diretta perché non produce nessun bene economico.
Il risultato si trasforma in una forte insostenibilità. Enti, fondazioni, associazioni che solitamente sono i gestori di questi luoghi, hanno costantemente un bilancio in rosso perché spendono per il mantenimento e le attività senza avere un rientro diretto.

Ad oggi sono riusciti a campare con le sovvenzioni statali e/o europee, con donazioni di privati o altri enti ma, la situazione economica attuale, costringe questi finanziatori a chiudere i rubinetti.

La nostra domanda allora torna prepotentemente. E' possibile convertire questi spazi naturali, vitali per la nostra società, in spazi che producano qualcosa di concreto da vendere?
Escludendo che è del tutto fuori luogo far pagare un biglietto d'ingresso ai visitatori di un parco, dato che la natura deve essere fruibile a tutti, perchè non creare aziende agricole all'interno delle riserve naturali?


Naturalmente queste aziende dovranno rispettare canoni di produzione rispettosi dell'ambiente nel quale si trovano.
L'ente gestore della riserva dà una percentuale di territorio in gestione a chi voglia produrre un bene agroalimentare assolutamente "bio"; in cambio il proprietario dell'azienda dovrà pagare un canone all'ente gestore che potrà utilizzare questi soldi nella manutenzione della parte "non produttiva".

In pratica un mix tra parco naturale e parco agricolo.

I vantaggi di questo sistema sarebbero numerosi e possiamo sintetizzarli come segue:
- Maggiori entrate all'ente gestore del parco
- Maggiore occupazione lavorativa (sia nel parco che nell'azienda agricola annessa)
- Possibilità di produzione agroalimentare sana e di qualità
- Vendita alternativa del prodotto agricolo (il turista che entra nel parco esce con il prodotto di quel parco)
- Agricoltore che diventa controllore e manutentore di parte del parco
- Creazione di un paesaggio rurale diversificato ed aumento di biodiversità
- Creazione di nuove tipologie di eventi con strutture ricettive, trattorie dove mangiare i prodotti del luogo, fattorie didattiche all'interno di un parco e molto altro
- Pubblicità crescente del parco attraverso la vendita del prodotto che, in etichetta, evidenzia il luogo di provenienza.

Tutti questi punti vanno aggiunti agli aspetti positivi che già oggi forniscono questi spazi naturali.


Il WWF sta intraprendendo proprio recentemente questa strada. L'ultima loro acquisizione è una zona nel sud della Sardegna. Una zona sabbiosa che si spinge fino alla costa attraverso caratteristiche dune. Una zona selvatica dove pascolano i famosi cervi sardi (specie endemica e a rischio di estinzione) e molti altri animali.
Questa spazio privato di circa 600ha è sempre stata data in gestione ai pastori locali.
Il WWF l'ha presa in gestione ma non ha cacciato via i pastori. Questo è già un passo avanti. Si riconosce l'importanza dell'attività agricola nel rispetto dell'equilibrio naturale.
Lo sviluppo che noi auspichiamo è proprio questo. Fare dei parchi naturali zone di rispetto ma anche di produzione sostenibile.
E' l'unico modo per far sì che ogni parco si autofinanzi e che finalmente abbia la possibilità di crescere ed investire sull'ambiente naturale senza poter essere ricattata dal taglio dei fondi statali.


sabato 20 aprile 2013

La Fotosintesi, una magia della natura!

Il processo di fotosintesi è qualcosa di talmente preciso che l'uomo non ha ancora compreso alcune finezze che avvengono all'interno dell'apparato fotosintetico della pianta.

Il miracolo della vita è possibile solo grazie a questo processo. Essere capaci di trasformare, attraverso l'energia radiante del sole, l'acqua e l'anidride carbonica in zuccheri complessi è assolutamente incredibile. Tutto ciò che vediamo attorno a noi è possibile grazie a questo processo.

La fotosintesi è l'unico metodo naturale in grado di creare molecole organiche da materia inorganica. Semplici molecole vengono assemblate per creare strutture molto complesse e indispensabili per la vita e come scarto si ha l'ossigeno, il nostro carburante.

6 CO2 + 6 H2O + luce = C6H12O6 + 6 O2 
anidride    acqua                glucosio    ossigeno

E' l'unico processo in grado di fissare l'energia radiante e trasformarlo in energia chimica più facilmente immagazzinabile.

Pubblichiamo dei video esplicativi. Sono un pò tecnici ma sono quelli che rappresentano più significativamente il difficile processo.

Per giungere alla fine di questo meccanismo sono necessarie due tappe principali:
- fase luminosa: che usa l'energia radiante del Sole per produrre NADPH e ATP scomponendo l'acqua.
- fase oscura: che usa il NADPH e ATP per produrre carboidrati aggregando e organicando l'anidride carbonica presente in atmosferica.
In rete si può comunque trovare molto materiale a riguardo, per ogni tipo di utente. 
La fotosintesi rappresenta la nostra vita ed è per questo che noi tutti dovremmo conoscerla almeno a grandi linee!

-Introduzione-


-Fase luminosa-


-Fase oscura-

martedì 16 aprile 2013

Primavera, la stagione dei canti!

La primavera segna l'inizio dei canti degli uccelli.
Si esce dal silenzio invernale. Ora negli spazi verdi di campagna si possono sentire una miriade di versi prodotti da moltissimi uccelli differenti.
Riuscire a distinguere così tanta varietà di suoni non è un compito facile neppure per gli esperti. Ci vuole preparazione, esperienza e tanta pazienza.

Noi pensiamo che tutti gli uccelli presenti in ambiente rappresentino anelli importanti dell'ecosistema. Ogni specie ha il suo ruolo specifico e nell'insieme svolgono un numero straordinario di mansioni differenti.
Per comprendere però la complessità di questo "mondo volante" è necessario riconoscerli (almeno in parte).

Come detto non è per niente facile ma, almeno i più comuni, si possono distinguere.
Sappiamo che chi si avvicina per la prima volta a questo argomento non sa come districarsi dai mutevoli versi che gli arrivano alle orecchie.
Per questo oggi proponiamo dei video che possono dare un aiuto a chi vuol cimentarsi in questo compito anche solo come passatempo.

Vi potranno tornare utili quando vi troverete ad ascoltare questi deliziosi canti. Che vi troviate in pianura, in collina o in montagna potrete riconoscere un uccello ancora prima di vederlo!

(part 1)



(part 2)


(part 3)